La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa Denis & Schiffermüller, 1775) è un lepidottero appartenente alla famiglia Notodontidae, diffuso in Eurasia e Nordafrica.
COS’E’ LA PROCESSIONARIA
La processionaria è un insetto lepidottero della famiglia dei
taumatopeidi. E’ un parassita pericoloso soprattutto per pini (Pinus
Nigra e Pinus Silvestris) e querce a foglia caduca (Quercus robur e
Quercus peduncolata) anche se può, occasionalmente, colpire anche i
larici, i cedri, i noccioli, i castagni, i faggi, i carpini e le
betulle; le piante predilette dall’insetto sono, in ogni caso, giovani
(2-5 anni).
L’adulto della processonaria è una farfalla con ali larghe 3-4 cm, di
colore grigio con striature brune. La femmina è, in genere, poco più
grande del maschio. La loro vita è molto breve, di solito non dura più
di uno/due giorni.
L’insetto, una volta raggiunta la fase di maturità, fuoriesce dal
terreno, di solito durante il mese di luglio. Le femmine sono le prime
ad arrampicarsi sulle piante ad alto fusto, dove poi vengono fecondate
dal maschio. A questo punto, il lepidottero vola alla ricerca della
pianta più adatta per la deposizione delle uova.
GLI EFFETTI SULL’UOMO E I RIMEDI CONTRO LA PROCESSIONARIA
Chi incautamente tocca questi bruchi processionanti o maneggia i loro
nidi, o addirittura alcune foglie, dove possono trovarsi immagazzinate
spoglie, peli e frammenti di peli dei bruchi, si accorge subito della
loro proprietà urticante. I danni provocati dalla penetrazione dei peli
di processionaria nella nostra cute possono essere modesti o assumere
notevole gravità. Nella pelle dove si infiggono le setole o i loro
frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso fortemente
pruriginoso che può scomparire dopo qualche giorno; mentre conseguenze
più gravi si hanno quando i peli o frammenti di essi, giungono a
contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora quando
penetrano nelle vie respiratorie e digestive.
In particolare, in caso di contatto con la pelle: Apparizione in seguito
al contatto di una dolorosa eruzione cutanea con forte prurito. La
reazione cutanea ha luogo sì sulle parti della pelle non coperte, ma
anche sul resto del corpo: il sudore, lo sfregamento dei vestiti
facilitano la dispersione dei peli.
In caso di contatto con gli occhi: Rapido sviluppo di congiuntivite (con
rossore e dolore agli occhi). Se un pelo urticante del bruco arriva in
profondità del tessuto oculare, si verificano gravi reazioni
infiammatorie e, in rari casi, la progressione a cecità.
In caso di inalazione: I peli urticanti della processionaria irritano le
vie respiratorie. Tale irritazione si manifesta con starnuti, mal di
gola, difficoltà nella deglutizione e, eventualmente, difficoltà
respiratoria provocata da un broncospasmo (restringimento delle vie
respiratorie come si verifica per l’asma).
In caso di ingestione: Infiammazione delle mucose della bocca e
dell’intestino accompagnata da sintomi quali salivazione, vomito, dolore
addominale.
La prudenza dunque vuole che i bruchi processionanti non vengano mai
toccati, né i loro nidi aperti; anzi, si suggerisce, una volta
avvistati, allontanarsi immediatamente dalle piante infestate.
Chi dovesse presentare, oltre a sintomi localizzati, problemi
generalizzati, quali per esempio malessere o vomito, dovrà essere
portato subito in un ospedale.
La processionaria può portare a diversi problemi
In caso di dermatite: Lavare ogni vestito, maneggiandolo con i guanti, e
scegliere la temperatura più alta possibile per il lavaggio. Lavare la
pelle abbondantemente con acqua e sapone. Eventualmente è possibile far
uso di strisce adesive per staccare i peli urticanti dalla pelle, come
per una ceretta. Spazzolare energicamente i capelli se necessario.
Consultare un medico in caso di eruzione cutanea grave.
In caso di congiuntivite: Gli occhi devono essere risciacquati
abbondantemente per eliminare eventuali peli urticanti. Effettuare da un
oculista un esame per vericare che non permangano residui di peli
urticanti. I peli profondamente integrati nel tessuto oculare dovranno
essere rimossi chirurgicamente.
In caso di dispnea: La valutazione dei sintomi respiratori va effettuata
da un medico. Questo dispone un trattamento appropriato ai sintomi. Il
trattamento può includere antistaminici, corticosteroidi e aerosol.
Consigli generali per combattere gli effetti negativi della processionaria
Non grattare la parte irritata, per evitare una infezione batterica dai
germi presenti sotto le unghie o sulle mani. Mettersi sotto una doccia
calda (l’acqua elimina i resti urticanti depositati sulle braccia o su
altre parti del corpo). Evitare l’ammoniaca. Il prurito permane per
almeno 5 giorni, le vescicole per 2 settimane circa. Il dermatologo
potrà consigliare creme a base di cortisone (da mettere 2 volte al
giorno) per calmare il prurito. Se si produce anche una reazione
allergica, si possono prendere farmaci antistaminici per bocca (sempre
su diretto controllo del medico specialista), per 4-5 giorni.
EFFETTI DELLA PROCESSIONARIA SUGLI ANIMALI
La processionaria risulta molto pericolosa in particolare nei confronti
di cavalli e cani, i quali, brucando l’erba o annusando il terreno,
possono inavvertitamente ingerire i peli urticanti che ricoprono il
corpo dell’insetto.
I sintomi che un cane presenta in questa spiacevole evenienza sono
spesso gravi. Il primo sintomo è l’improvvisa e intensa salivazione,
provocata dal violento processo infiammatorio principalmente a carico
della bocca ed in forma meno grave dell’esofago e dello stomaco. In
questi casi il padrone intuisce la gravità di quanto è successo, perché
vede che il fenomeno non accenna per niente a diminuire, anzi con il
passare dei minuti, soprattutto la lingua, a seguito dell’infiammazione
acuta, subisce un ingrossamento patologico a volte raggiungendo
dimensioni spaventose, tali da soffocare l’animale.
I peli urticanti del bruco della processionaria, entrando in contatto
con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno
può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la
conseguente perdita di porzioni di lingua.
Altri sintomi rilevanti sono: la perdita di vivacità del animale,
febbre, rifiuto del cibo, vomito e diarrea e soprattutto quest’ultima
può essere anche emorragica.
COME CURARE UN CANE CHE PRESENTA I SINTOMI DEL CONTATTO CON IL BRUCO DELLA PROCESSONARIA
La prima cura da apportare ad uno sfortunato cane colpito da
processionaria consiste nell’allontanare la sostanza irritante dal cavo
orale: per questo fine bisogna effettuare un abbondante lavaggio della
bocca con una soluzione di acqua e bicarbonato.
Questa manovra non è sempre agevole, sia dal momento che il cane sta
soffrendo e sia perché può essere per sua natura aggressivo; è dunque
consigliabile fare uso di una siringa senz’ago con la quale poter
spruzzare ripetute volte la soluzione di lavaggio in bocca.
Dopo questo primo intervento bisognerà fare d’urgenza altre cure
appropriate a seconda della gravità del caso, che soltanto il
veterinario potrà eseguire.
COME COMBATTERE I BRUCHI DELLA PROCESSIONARIA
I METODI DI LOTTA
In Italia dal 1998 la lotta a questo insetto è obbligatoria (Decreto Ministeriale 17.04.1998).
Questo pericoloso lepidottero può essere combattuto utilizzando diversi
metodi: innanzi tutto con appositi pesticidi, coi quali sarà necessario
irrorare le larve stesse e non i nidi: il bozzolo del nido di
processionaria infatti neutralizza l’efficacia del pesticida. Per
l’eliminazione delle larve morte, occorre comunque utilizzare la massima
cautela; anche se il metodo migliore consiste certamente nel bruciarle,
i residui carbonizzati risultano ugualmente urticanti, perciò è da
evitare il rimanere sottovento o nelle vicinanze del falò, soprattutto
con parti del corpo scoperte (compresi viso e occhi). Altri metodi di
lotta si possono classificare come segue:
LOTTA MECCANICA: Consiste nella distruzione delle larve, tagliando le
cime. Si avvolge il tronco con del cellofan (prima della discesa delle
larve, che avviene in genere dalla seconda quindicina di febbraio alla
prima quindicina di marzo), si distribuisce uniformente della colla
entomologica e quando è satura la trappola si sostituisce.
LOTTA GUIDATA: Obbligatoria (D.M. 30/10/2007) e consiste nell’uso di feromoni per catture massali.

LOTTA
BIOLOGICA E BIOTECNOLOGICA: La prima tecnica prevede l’uso di prodotti a
base di Bacillus thuringiensis, ssp. kurstaki. Questa tecnica risulta
difficile da attuare, o molto costosa, quando gli esemplari di
processionaria infestanti sono di grandi dimensioni. Inoltre, vista la
presenza di nidi sericei a protezione delle larve di processionaria, non
è detto che tutte vengano raggiunte dal bacillo.
La seconda tecnica prevede, invece, l’uso di trappole sessuali (trappole
a feromoni). Queste trappole rappresentano il miglior metodo di
contrasto al lepidottero parassita. L’efficacia è dovuta sia alla
cattura di molti maschi, che non riescono più ad uscire dalla trappola,
sia al disorientamento degli stessi ad opera gdeli ormoni sessuali
femminili della trappola. Le trappole si posizionano nei mesi di giugno e
luglio, periodo di sfarfallamento degli esemplari adulti di
processionaria, ed ogni 3-4 settimane va cambiata la pastiglia del
principio attivo. Ogni 3-4 giorni va controllata la trappola per vuotare
il contenitore dove vengono intrappolati i bruchi di processionaria.
Interessante è l’impiego della Formica rufa, uno dei pochi nemici naturali di questo lepidottero.
INTERVENTI CHIMICI: Uso di larvicidi contro il bruco della processionaria, come il diflubenzuron.
UTILIZZO DELLE ARMI DA FUOCO: É efficace, ma solo nel periodo da
dicembre a gennaio, quando le larve si riuniscono nei bozzoli per
sopravvivere alle basse temperature grazie all’effetto di gruppo. Non
sono i pallini da caccia che le uccidono direttamente, ma sparando il
bozzolo si lacera, il freddo penetra e l’abbassamento della temperatura
uccide le larve di processionaria nei mesi successivi.
I VARI TIPI DI PROCESSIONARIA, LA PROCESSIONARIA DEL PINO
(Thaumatopoea Pityocampa) E LA PROCESSIONARIA DELLA QUERCIA
(Thaumetopoea processionea)
LA PROCESSIONARIA DEL PINO
La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto
dell’ordine dei lepidotteri appartenente alla famiglia Notodontidae.
Esso deve il suo nome alla caratteristica abitudine di muoversi sul
terreno in fila, formando una sorta di “processione”. Questo artropode
si trova nelle regioni temperate dell’Europa meridionale, nel vicino
Oriente e perfino nell’Africa settentrionale. E’ uno degli insetti più
distruttivi per le foreste, capace di privare di ogni foglia vasti
tratti di pinete durante il proprio ciclo vitale. Le pianta più colpita è
il pino (in particolare il pino nero e il pino silvestre), ma è facile
trovarne anche presso larici e cedri.
La processionaria è attiva solo durante i periodi freddi dell’anno, dal
momento che trascorre i caldi mesi estivi come bozzolo seppelito sotto
terra. Le falene iniziano a emergere dal suolo nel mese di agosto;
trascorso qualche giorno iniziano la ricerca di piante adatte per
deporre le uova. Ogni femmina di processionaria produce un “ammasso” di
uova che viene fissato ad un ago dell’albero ospitante. L’ammasso può
contenere fino a 300 uova, dalle quali dopo almeno 4 settimane nascono
le tipiche larve. Le uova sono completamente ricoperte da scaglie
provenienti dall’addome della femmina di processionaria. Nonostante la
modesta dimensione, le larve di processionaria sono dotate di forti
mandibole in grado di fagocitare i duri aghi già subito dopo la nascita.
In poco tempo, spogliato completamente un ramo, si muovono in fila alla
ricerca di nuovo nutrimento.
I bruchi di processionaria vivono in gruppo. Inizialmente sono nomadi,
spostandosi di ramo in ramo costruendo nuovi nidi provvisori, ma verso
ottobre formano un nido sericeo dove affronteranno l’inverno. L’attività
riprende in primavera e le processionarie, in genere verso la fine di
maggio, si dirigono in un luogo adatto per tessere il bozzolo.
Trovatolo, lì si interrano ad una profondità variabile di circa 15 cm.
Lo stato di crisalide ha durata di circa un mese, ma può prolungarsi
anche per uno o più anni. L’insetto, raggiunta la maturità e avvenuta la
metamorfosi, durante il mese di luglio esce dal bozzolo. La
processionaria adulta è una falena con ali larghe 3-4 cm, di colore
grigio con delle striature marroni; la femmina è solitamente di
dimensioni lievemente maggiori del maschio. La loro vita è molto breve:
non più di 2 giorni.
Le femmine sono le prime a recarsi sugli alberi ad alto fusto, dove
vengono in seguito fecondate dal maschio. Il lepidottero vola alla
ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova e il ciclo
ricomincia.
LA PROCESSIONARIA DELLA QUERCIA
Gli adulti della processionaria della quercia sono farfalle notturne
molto simili alla processionaria del pino. Le larve sono di colore
grigiastro e anch’esse fornite di peli altamente urticanti. Tali bruchi
compaiono in aprile, hanno un’attività più intensa nelle fasi
crepuscolari e notturne del giorno e si spostano per alimentarsi
formando processioni irregolari. Durante il giorno le larve si riparano
dentro nidi appiattiti costruiti sui grossi rami o alla base del fusto
della pianta colpita dal parassita: la quercia a foglia caduca.
Falena di processionaria della quercia Concluso lo sviluppo larvale,
avviene l’incrisalidamento entro un nido definitivo, solitamente posto
lungo il tronco della pianta ospite. La metamorfosi porterà ad una
nascita di una nuova falena tra luglio e settembre. I problemi causati
dall’insetto della processionaria della quercia sono equivalenti a
quelli della processionaria del pino. Per informazioni sui metodi di
interventro contro tale insetto valgono le stesse date per la
processionaria del pino.
PARTICOLARITA’ SULLA “PROCESSIONE” DEL BRUCO DELLA PROCESSIONARIA
Lo strano modo di spostarsi di questo bruco ne ha addirittura dato il
nome, esiste però una rilevante differenza tra i due tipi di
processionarie, quello della quercia e quella del pino.
La marcia nella processionaria della quercia viene guidata da un bruco
capofila, seguito da una seconda fila di bruchi disposti a coppia,
questi a loro volta sono seguiti da una formazione di tre bruchi e
ancora più indietro una formazione ordinata per quattro, e così via
fintando che la processione si allarga anche con quindici-venti
individui; dopo la massima ampiezza la processione decresce
assottigliandosi man mano ad un solo individuo.
Nella processionaria del pino, invece, i bruchi usciti dal nido in cerca
di alimentazione, si dispongono in fila Indiana, in modo che la testa
dell’uno venga a contatto con l’addome di quello che lo precede,
raggiungendo così processioni lunghe parecchi metri. E’ possibile
inoltre che dallo stesso nido possono formarsi una o più processioni,
anche con direzioni diverse
Entrambi, una volta sazi tornano a riunirsi ripercorrendo la traccia sericea lasciata all’andata.